Inizio del processo per l’Operazione Scintilla e volantino distribuito durante il presidio

Riceviamo e pubblichiamo:

Giovedi 7 ottobre c’è stata la prima udienza dell’Operazione Scintilla, rinviata al 20 dicembre.  Fuori c’è stato un presidio solidale con i compagni e le compagne sotto inchiesta, animato anche dalla diretta portata avanti da Radio Blackout che ha ripercorso la storia degli anni di lotta intorno all’Asilo come nessun tribunale potrà mai fare. Ci terremo a condividere questo approfondimento, che trovate al seguente link: radioblackout.org

Durante l’iniziativa, in solidarietà a tutti i compagni e le compagne che in Italia sono oggetto della repressione dello stato, è stato volantinato il testo che segue:

Il 7 febbraio 2019 scattava a Torino l’operazione Scintilla. L’indagine della Procura ruotava intorno alla lotta contro i centri di detenzione per immigrati, da sempre viva in città come altrove, dentro e fuori queste strutture. Non si può tenere il conto delle rivolte che il centro di Corso Brunelleschi ha subito dalla sua apertura, danneggiato e devastato dalla rabbia dei reclusi, mentre all’esterno si è sempre provato a supportare i rivoltosi, colpendo chi lucrava sul mantenimento e la gestione di queste strutture e rimarcando il ruolo di questi luoghi nei meccanismi di sfruttamento ed esclusione. Nel corso degli ultimi due anni di indagini per l’operazione Scintilla, otto compagni e compagne vengono arrestati con l’accusa di associazione sovversiva, istigazione a delinquere e alcuni reati specifici, tra cui attacchi incendiari a bancomat delle poste italiane, plichi esplosivi destinati a ditte collegate al funzionamento dei centri per rimpatrio e incendio in concorso con alcuni reclusi del Cpr.  I reati associativi sono tra gli strumenti repressivi utilizzati maggiormente dallo Stato per incarcerare e isolare compagni e compagne che lottano contro questo mondo. Negli ultimi anni molti sono stati i nomi delle operazioni di Polizia che hanno portato in carcere o sul banco degli imputati decine e decine di compagni e compagne anarchiche: Scripta Manent, Panico, Prometeo, Scintilla, Renata, Lince, Ritrovo, Byalistok. Ogni volta le ricostruzioni delle varie Procure tentano, senza riuscirci, di incasellare compagni e pratiche di lotta in etichette e categorie, stabilendo ruoli e gerarchie che nulla hanno a che vedere con le modalità di organizzazione e gli orizzonti propri del mondo anarchico.

Non c’è da stupirsi di tanta attenzione repressiva da parte dello Stato perché è sistematica la volontà di eliminare ogni forma di conflitto sociale che metta in discussione i meccanismi di sfruttamento ed esclusione che regolano questo mondo. La repressione specifica contro chiunque provi a organizzarsi, resistere e opporsi in ogni modo è l’espressione manifesta di questa volontà. Di fronte a chi ci vorrebbe divisi e isolati rispondiamo con il calore della solidarietà verso chi oggi lo Stato vorrebbe seppellire con anni di galera. Perché lottare e attaccare chi sfrutta e opprime è giusto e chi sceglie di non restare indifferente è farlo non va lasciato/a indietro.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne prigioniere dello Stato come a tutte e tutti gli indagati nelle varie operazioni repressive.

Alcunə imputatə e solidali

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