Sui cortei a Trieste del 13 e 20 settembre contro green pass e obbligo vaccinale. Il punto di vista di un anarchico

Prima di elaborare delle riflessioni su queste due piazze triestine faccio una breve premessa. Chi scrive non ha potuto partecipare né alle discussioni tra compagni e compagne in città, né alle assemblee che poi sfociavano nelle chiamate di piazza, né ai percorsi con cui sono nate. I ragionamenti sono prettamente personali e di conseguenza non esaustivi di quello che sta accadendo in città.

Nel testo che scrissi a fine luglio, Alcune considerazioni sulle piazze no green pass, spiegavo perché sarebbe necessario che i compagni fossero presenti nelle piazze che protestano contro il green pass e l’obbligo vaccinale, e soprattutto come i nostri discorsi e metodi avrebbero potuto e potrebbe ostacolare la presenza reazionaria, bottegaia, borghese, politicante che sicuramente si sta muovendo, in modo a volte più organizzato a volte meno, a seconda delle città.

A Trieste, dopo le prime incoraggianti iniziative di fine agosto1, al corteo del 13 settembre si sono trovate in piazza circa 1500 persone. A quel corteo le persone erano di varia estrazione, anche chi a sinistra fino ad ora non si era visto nelle prime piazze contro l’obbligo vaccinale imposto ai lavoratori sanitari. Come scritto nella nota 1 la presenza dei compagni e compagne nelle assemblea che chiamano le piazze fa sì che alcuni giri politici – come per esempio i 3V2 – accettino l’assenza di bandiere di partito e che si rispetti la parola data riguardo ai temi discussi in assemblea. A mio avviso questo fa sì che certi discorsi politicanti o tendenti al complottismo vengano invece messi sotto tono rispetto a quelli più di classe e di critica radicale a questa società.

Allo stesso tempo, alcuni giri politici che sulla situazione generale han speso invece molte energie in cortei contro il coprifuoco o in comizi elettorali, come i 3V e altri, si sono trovati da una parte “felici” di avere una piazza piena in cui inserirsi, ma allo stesso tempo si sono trovati davanti a discorsi per nulla complottisti ma generalmente contro lo Stato e la sua gestione sanitaria, contro i capitalisti ed il mondo che ci stanno creando, ma anche discorsi che mettevano in guardia le persone contro tutti gli arruffapopoli, ciarlatani in cerca di poltrone e altre cloache simili.

La rabbia sotto alcuni palazzi del potere – in particolare la sede della RAI e del giornale locale Il Piccolo – era evidente, la sfiducia nei loro riguardi, la continua censura dei ragionamenti espressi in piazza su vaccinazioni, società del controllo, ruolo della scienza e tecnologia, fa aumentare ancor di più la diffidenza degli scribacchini al servizio dei potenti. Se si osservano i giornali locali da Nord a Sud, essi tendono a minimizzare le piazze con dei brevi video e due righe di commento in cui rilevano la giusta ostilità nei loro riguardi, ma è notizia del 20 settembre che il governo ha sganciato altri milioni di euro per la propria propaganda.

Dopo il primo lunedì c’è stata la voglia, ma anche la determinazione di chiamare subito un’altra piazza la settimana dopo. E ieri la storia è cambiata, e merita uno sguardo più acuto.

Fin da subito si è capito che la piazza sarebbe stata molto, ma molto più ampia della volta precedente. Da un certo punto di vista è una buona risposta di fronte alla minaccia del governo Draghi dell’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori e lavoratrici dipendenti e privati, cosa non scontata a mio avviso, anche se i media fanno a gara a scimmiottare le parole di Figliuolo su come dopo l’annuncio di Draghi le prenotazioni per il vaccino siano aumentate del tot per cento.

I numeri del 20 settembre sono molto lontani da quelli pronunciati dai giornali locali, cioè 5000 persone, ma per tutti in piazza si era molti ma molti di più. Ma l’aspetto interessante non sono di certo i numeri, bensì il fatto che in una città con una cultura fortemente di destra, una parte di essa ieri sia scesa in strada su una chiamata di un’assemblea in cui ci sono compagni e compagne che cercano di portare avanti certi discorsi.

La presenza dei fascisti era tendenzialmente in gruppuscoli che si sono fin da subito individuati e tenuti monitorati lungo tutto il corteo. Può essere che i giri più organizzati come gli ultras della Triestina oppure i reduci di Forza Nuova e Casa Pound abbiano ritenuto necessario scendere in piazza pur sapendo chi la chiamava proprio per capire cosa stesse succedendo e decidere in futuro il da farsi. Nessun volantino, nessuno slogan da parte loro, nessun vessillo per farsi riconoscere e quindi una giusta mossa da parte loro per essere presenti nonostante la presenza antifascista. Su questo punto bisogna soffermarsi. Si è già visto che l’estrema destra in città quando vuole si organizza e viene coperta dalle forze repressive dello Stato in evidenti accordi, come successe il 24 ottobre 2020, quando vennero in Piazza Libertà a provocare una piazza notoriamente solidale con le persone migranti che arrivano dalla rotta balcanica. All’epoca dopo quel fatto alcuni compagni anarchici posero il problema dell’autodifesa in generale. Se queste piazze si scaldassero o se i fascisti decidessero di intervenire contro le forze antagoniste sarebbe un grave errore non riflettere fin da subito su questo aspetto, perché non è detto che in piazza vada quasi tutto liscio come ieri.

Questo ci porta ad ulteriori riflessioni.

Per molte persone ieri il problema non era “politico”, né di destra né di sinistra, ma tutti contro il green pass dicevano in molti, per cui compagni e compagne hanno dovuto fare ben fatica per far passare il messaggio-slogan “no fascismo-no green pass”; alcuni interventi come quello sotto la sede della Lega – ricordiamo che Salvini la mattina era presente in città per la campagna elettorale – hanno ricevuto delle critiche mentre chi parlava cercava di chiarire il ruolo storico del fascismo e del razzismo in questo Paese. Spiegare come per esempio se dei lavoratori scendessero in sciopero per delle loro rivendicazioni potrebbe capitare ciò che è successo ai facchini della logistica, attaccati da mazzieri organizzati per picchiare e pronti a uccidere. Stranieri certo, ma non è detto che in futuro non possa accadere anche a qualche lavoratore bianco, basta leggere le minacce e le botte ricevute da alcuni sindacalisti di base negli ultimi anni.

La piazza, nonostante gli slogan “nostri” più articolati contro la Nato e Figliuolo, contro la violenza statale, contro la classe politica ed i ricchi in generale, tendenzialmente urlava “libertà” e “no green pass”. Gli altri messaggi non si può dire ora cosa possano smuovere. Probabilmente ci dovranno essere degli scossoni nelle piazze per far sì che ci sia una scrematura della parte più reazionaria, perbenista, bottegaia. Allo stesso tempo, far emergere una presa di coscienza tra gli sfruttati di questo Paese, dopo quarant’anni di repressione, verso una lotta radicale e senza mediazioni non è cosa da poco e non avviene da un giorno all’altro. Può essere che le future piazze non siano più solo d’opinione ma anche di fatti, e su questo i compagni e le compagne, chi odia il fascismo, non potrà trovarsi impreparato o ingenuo in nome di un movimento di massa che invece dovrà connotarsi su coordinate altre che non siano quelle dell’antisistema di destra, dei complottisti, dei pescecani della politica ed opportunisti. I ruffiani devono essere annusati e messi all’angolo, perché se “noi” siamo sinceri nei nostri intenti allo stesso tempo non possiamo essere ingenui su quello che ci accade attorno. La violenza liberatrice per ora è un tema che in molti fanno fatica a toccare per la paura di cadere nel calderone – paura diffusa sempre in modo impeccabile dai media imboccati dalle questure – quando invece è un punto saliente della faccenda se si vuole raggiungere lo scopo minimo, cioè la revoca dell’obbligo vaccinale e dell’applicazione del tesserino verde. La strada per un mondo diverso è lunga ma deve essere espressa fin da subito, non c’è nessun pelo da pettinare. Non bisogna essere intimoriti di dire le cose come le si pensa perché orecchie aperte ce ne sono più di quanto si creda, in molti – anche se in una visuale pessimista – credono che ci vorrà uno scontro forte.

Ma questo è solo un avvertimento per non cadere nei tranelli in cui il movimento proletario è caduto più volte nella sua storia: i calcoli politici fanno sempre retrocedere le istanze più avanzate, cioè quella della vera libertà integrale senza Stato né padroni, senza capitale e sfruttamento.

Un altro problema enorme sono le proposte. Se le piazze almeno fino al 15 ottobre saranno probabilmente piene, non può essere quella una data di scadenza. Attaccare fin da ora questo ricatto con delle proposte che mettano del peso sulla bilancia, un costante fastidio ai signori del potere. C’è chi dice di occupare una piazza come punto di ritrovo in modo permanente, e questa potrebbe essere una buona base, soprattutto per far sì che le idee possano veicolarsi anche al di fuori degli slogan durante i cortei, promuovere dibattiti, far girare materiali nostri ecc. Ma per fare questo ci vogliono energie che forse ora non ci sono. C’è chi dice di occupare dei luoghi in cui creare biblioteche, posti in cui il green pass non venga richiesto e quindi creare momenti aggregativi altri. Andare davanti alle scuole, o altri posti di lavoro in cui si sa che dei lavoratori sono ostili all’obbligo, portare solidarietà a chi viene isolato tramite la sospensione ecc. Ma visto che le forze sono quelle che sono, il rischio è che questa lotta si concentri solo sui cortei e questo sarebbe un’occasione persa per riuscire a portare dei contenuti più nostri in città, avendo il tempo di spiegare chi siamo e perché non siamo solo contro il green pass, ma che siamo delle persone che questa società la vogliono cambiare da cima a fondo.

Di questa perplessità di continuare con dei cortei se ne sta parlando in città, e si vedrà passo passo cosa si riesce a mettere in campo.

Il concetto di resistere, di non cedere al ricatto è stato urlato più volte, la rabbia è palpabile in alcuni momenti, ma non bisogna farsi “eccitare” dalla piazza piena, il rischio è di perdere la bolla delle nostre idee. Se bisogna dire cose scomode, allora che si dicano, e non solo contro i fascisti: se la piazza si spaccherà e lo scontro si accenderà dovremo essere noi a tenere la bussola che indichi che i nemici sono lo Stato ed i padroni. Meglio una piazza “picola e ben compia che grande e insemenia”, come si dice in dialetto veneto.

Tra la gente in molti si chiedevano come fermare questo controllo, questa funzione QR Code, questa massiccia propaganda di Stato. Ebbene, ecco un altra cosa che manca: l’azione diretta che dia degli spunti, che attacchi le funzioni del potere, che indichi là dove il potere è vulnerabile, nelle sue infrastrutture diffuse sul territorio e quindi deboli e fragili. Per chi scrive, in un momento come questo, simili azioni sarebbero ben accolte da molte persone, oltre che essere giuste in generale. Negli interventi è stato chiarito anche che ci sono dei nemici di classe, delle persone che decidono e campano sulle vite di tutte e tutti, i nomi di politici, industriali, borghesi locali sono stati fatti nell’accezione di nostri nemici, nemici di classe appunto.

La presenza della polizia era cospicua nelle figure dei digossini, la celere invece teneva il casco alla cintola; il profilo viene comunque tenuto basso, come se capissero che non ci vuole molto per innescare una piazza che può rispondere con forza se lo volesse e questo li renderebbe impopolari oltremodo. Allo stesso tempo prima dei cortei vari digos sono stati visti fuori dalle case di alcune compagne.

L’evoluzione di questa situazione nella città di Trieste è veloce, se i complottisti, i fascisti, i candidati sindaco e altre merde sono state zitte o comunque si sono trovati dei modi per metterli all’angolo è perché compagni e compagne si sono fatti carico di intervenire nel contesto in anticipo e con impegno. Questo può essere anche che non perduri per molto. Il senso di ingiustizia per questa situazione è una molla, la necessità di non lasciare la strade a bottegai e reazionari è un altro stimolo ancora. In vari hanno capito l’importanza di esserci per non lasciare lo spazio alle presenze ostili alla vera libertà. Per questo li ho ringraziati e, da quello che sappiamo, anche nella città di Udine i compagni, nonostante le difficoltà numeriche e di contesto, si conquistano lo spazio lottando.

Ripeto, queste riflessioni sono del tutto personali, non sono frutto di un confronto collettivo, ma alcune cose le trovavo urgenti da dire e da comunicare

Stecco

1 In questa nota metto una breve spiegazione di una compagna sulla genesi di queste piazze nella città di Trieste: Alla discussione sulla non-neutralità della scienza organizzata dal collettivo TILT contro il G20 in agosto, alcune compagne e compagni hanno manifestato la voglia di provare a fare qualcosa contro il green pass. Ci si è quindi trovati in altre assemblee a cui sono venuti però solo quei pochi compagni che avevano frequentato quasi tutte le piazze precedenti (3V, sanitari contro l’obbligo, Alister) e che ne avevano appreso le dinamiche. Si è pensato che il modo migliore per veicolare idee diverse era lanciare un presidio autonomo, senza connotarlo troppo nella chiamata, rendendolo il più condivisibile possibile, ma poi portando i contenuti direttamente in piazza. Si è lanciato poi un presidio per il 31 agosto dividendosi i temi da toccare in modo tale che ci fossero diversi interventi preparati.

Dopo i vari interventi preparati si è deciso di dire alla piazza che il microfono era aperto, pratica mai usata dalle altre piazze fino ad ora.

A questo presidio molte e molti venivano a parlarci e si dicevano entusiasti degli interventi differenti dal solito e chiedevano come contattare chi l’aveva organizzato. Abbiamo pensato quindi di lanciare, dalla stessa piazza, un’assemblea per qualche giorno dopo.

Lì si è creato il coordinamento contro il green pass, che racchiude individui ed associazioni, gruppi organizzati, ed abbiamo deciso di focalizzarsi su tre unici denominatori comuni nella varietà delle posizioni dei partecipanti: contrarietà all’obbligo vaccinale, contrarietà al green pass, favorire anche altri approcci terapeutici oltre a quello vaccinale. Nelle assemblee ci sono comunque discussioni su vari temi.

In un paio di queste assemblee, avvenute a meno di una settimana l’una dall’altra, si è lanciato il corteo del 13, poi c’è stata subito un’altra assemblea di mezzo che ha rilanciato il corteo del 20.

2Questa lista si dichiara per l’ecologismo sociale e per un movimento dal basso, che la loro è solo una strategia, ma in piazza, più volte, il candidato Ugo Rossi in particolare è stato invitato a non fare proseliti e di non candidarsi visto che per varie persone la strada elettorale è solo fumo negli occhi degli sfruttati. C’è da dire che comunque i 3V fanno da calamita per molte persone che poi sono scese in piazza nei cortei.

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