Lugano – Il Molino, pratiche di lotta e autodifesa: qualche parola sul corteo del 5 giugno

Lo sgombero del CSOA Molino e la demolizione di parte degli stabili dell’ex macello, hanno scatenato un’ondata di solidarietà in Ticino, in Svizzera e altre parti del mondo. Solidarietà che ci ha scaldato il cuore dimostrandoci che il fazzoletto di terra che abitiamo è ancora capace di grandi cose.

In questi giorni, nelle strade si sono (re)incontrate migliaia di persone diverse che in questi decenni hanno frequentato lo spazio, che sia stato per una serata o un pezzo più o meno lungo della propria vita. Il Molino è stato un luogo in cui si sono intrecciati e hanno coabitato, anche con momenti di difficoltà, divergenze e confronto, progetti artistici e culturali, politici, di sport popolare, di autoproduzione e di vita in collettività.

Ma non si può ridurre tutto “all’indignazione delle ruspe”, poiché sin dalla sua nascita, il Molino è sempre stato un luogo di resistenza e di lotta dal basso, antifascista, antisessista, antirazzista, anticlassista e anticapitalista: in contrapposizione a un mondo governato dalla legge del profitto sopra ogni cosa. Dalle mobilitazioni contro il World Economic Forum (WEF) e il G8 di Genova, alla solidarietà internazionalista con le lotte degli/delle zapatist*, del popolo curdo, mapuche e palestinese. Dalle lotte contro le frontiere, il razzismo di Stato e i centri di detenzione per persone migranti, alla solidarietà con i/le prigionier* rivoluzionar* incarcerat* negli Stati di tutto il mondo, Svizzera compresa. Senza dimenticare altre tematiche quali l’ecologismo, l’opposizione alle grandi opere, alle nocività e all’estrattivismo e le lotte femministe/queer.

Un luogo di creazione e diffusione di idee e pratiche di resistenza in una città che negli anni è stata sempre più fagocitata dalla speculazione edilizia, in cui ogni spazio di aggregazione non funzionale al progetto di città smart iper-tecnologizzata e iper-sorvegliata viene cancellato da una colata di cemento o… raso al suolo.

Con questo spirito e in continuità con degli ideali di base condivisi da chi partecipava attivamente ai progetti del CSOA, abbiamo organizzato la manifestazione del 5 giugno contro lo sgombero e per l’autogestione, lanciata con la chiamata “Le nostre idee non si sgomberano”. Coscienti dell’eterogeneità della composizione dell’evento, abbiamo diffuso anche un testo di “Consigli utili per il corteo” come invito a una libera e multiforme espressione delle idee di tutte le persone che avrebbero partecipato e al rispetto delle pratiche di ognun* durante la manifestazione. Questo non nell’ottica di appiattire ogni differenza o di far credere che la pensiamo tutt* nello stesso modo, ma nella speranza di portare in strada tutte le sfaccettature delle realtà che, da sempre, compongono e ruotano attorno al Molino facendone uno dei suoi punti di forza.

E così, sabato 5 giugno, Lugano ha visto sfilare tra le sue vie un memorabile corteo, di almeno 2.500 persone, auto-organizzato e senza autorizzazione alcuna, una delle manifestazioni più partecipate degli ultimi decenni in questo cantone.

All’interno del corteo sono state usate anche delle pratiche, da sempre presenti in molte situazioni di piazza nei momenti di conflittualità sociale, che sono patrimonio dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo. Pratiche di resistenza e autodifesa – sabotaggio e azione diretta – che si oppongono, con ogni tipo di mezzo necessario, alla violenza sistemica di una società capitalista che per il suo stesso funzionamento uccide, devasta e saccheggia popolazioni e territori in nome dell’imperativo economico del profitto a ogni costo. Pratiche che incarnano la libera e individuale espressione della rabbia contro questo sistema e contro l’arroganza dei rappresentanti dello Stato e del loro braccio armato, esercito e polizia, unici detentori della violenza legittimati e pronti a manganellare, quando ritenuto necessario, nell’osannata democrazia rossocrociata. Slogan scritti su dei muri, una vetrina di una banca distrutta: azione diretta, espressione autodeterminata, non recuperabile, non mediabile dalle autorità. Nella sua storia il Molino non si è mai dissociato da queste pratiche e mai lo farà.

E più che entrare nell’inutile diatriba tra violenza e non-violenza, preferiremmo che ciascun* potesse mettere in campo – ognun* con i propri mezzi, i propri tempi, la propria volontà e la propria visione – delle pratiche che possano porsi come momenti di rottura e conflittualità con il sistema capitalista, rivolti alla costruzione di mondi altri. In una città come Lugano, sono proprio i momenti di rottura della pace sociale che visibilizzano il marcio che si nasconde dietro alla ricchezza delle luccicanti vetrine, degli anonimi uffici e delle auto di lusso, costruita sul colonialismo, il saccheggio di risorse e le guerre in altre parti del mondo.

C’è chi ha denunciato presunti “infiltrati” che avrebbero creato chissà quale disordine all’interno della manifestazione. Noi invece ringraziamo tutte le persone solidali – coperte per tutelarsi dalla repressione di Stato – disposte a difendere il corteo in caso di cariche della polizia o di attacchi vigliacchi dei gruppetti di estrema destra fascio-leghisti che, dalla notte dello sgombero, appaiono magicamente ogni qualvolta scendiamo in piazza (tra l’altro, non ci stupisce, tollerati se non coperti dalla polizia… Norman Gobbi per caso ne sa qualcosa?).

Non particolarmente benvenut* è stato piuttosto chi non ha rispettato il consenso espresso chiaramente a più riprese in forma scritta e verbale di non essere fotografat* e filmat*. Evidentemente, in questa società della sorveglianza, l’idea che non si voglia essere ripres* a ogni istante per molt* è inconcepibile. Filmando, denunciando e puntando il dito contro chi durante le manifestazioni non si accomoda al pensiero “pacifista” dominante, queste persone contribuiscono non solo a cadere nella trappola della divisione tra “buoni” e “cattivi” e a fare il gioco dei media e del potere, ma anche e soprattutto a mettere in pericolo compagn* che scelgono di rischiare la propria libertà per i propri
ideali.

Triste è stato anche dover assistere a insulti razzisti, sessisti e omofobi da parte di alcun* partecipanti rivolti alle persone che stavano mettendo in atto determinate pratiche di lotta. Chi ha lanciato questi insulti e minacce lo ha fatto riempiendosi la bocca di una presunta volontà di pacifismo, mettendo invece in campo una violenza apparentemente meno evidente ma, proprio per questo, subdola e nociva. Con chi si e fatt* autor* di questi gesti, sentiamo di non aver nulla a cui spartire.

Come spesso accade nei momenti di grande attenzione mediatica e di mobilitazione, c’è anche chi, forse abbagliat* dai riflettori, in questi giorni si improvvisa portavoce del Molino, creando confusione tra la gente e mettendoci in bocca parole mai dette e posizioni mai condivise dall’assemblea. Benvenute sono tutte le espressioni e iniziative di solidarietà, vicinanza e affetto variegate e multiformi ma, per favore, non a nome dell’assemblea del Molino. Per quanto riguarda invece l’iniziativa di crowdfunding lanciata da qualcun* in un primo momento per ripagare la vetrina della banca PKB, ci pare quasi banale dire che né ci rappresenta né ci interessa.

A questo proposito, ci teniamo a ribadire che il Molino non ha nessuna pretesa di essere l’unica espressione di autogestione in questo cantone. Sono esistite, esistono e nasceranno nuove forme di autogestione, sarebbe assurdo pretendere di avere la prerogativa su questa pratica ed esprimiamo vicinanza con altre realtà, purché auto-organizzate dal basso, senza delega e al di fuori delle logiche di mercato e di recupero dell’idra capitalista che tutto divora sul suo cammino per poi rivenderlo al miglior offerente. Auspichiamo quindi – al di là del Molino – la nascita di 10, 100, 1000 esperienze di autogestione dal basso che possano generare reali situazioni di vita al di fuori delle logiche imposte.

Anche al di fuori delle mura dell’ex macello, senza uno spazio fisico nel quale incontrarsi e organizzarsi, il Molino continua a esistere nella sua specificità e con le sue contraddizioni, ma sempre con una tensione antiautoritaria, antisessista, antirazzista e anticapitalista. Fuori dal macello, occupiamo Lugano e le iniziative in strada continueranno. L’estate calda luganese è appena cominciata…

La libertà non si mendica, si conquista.
Contro il progetto Matrix e il suo mondo!

Ci vediamo nelle strade,

l’assemblea delle SOA Molino

Fonte: RoundRobin

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