Monologo inascoltato dell’antennone prima di spegnersi

15/04/2021 Monologo inascoltato dell’antennone prima di spegnersi

“Me ne voglio andare! Non ne posso più dell’immobilità di questa gente, che passa sotto senza neanche notarmi, mentre si cucca le onde elettromagnetiche che emano e come automi stralunati tengono gli occhi fissi sui loro smartphones, che altro non sono se non lo strumento che ogni giorno li controlla, li anestetizza e li rincoglionisce, a discapito loro ma a ragion di stato e multinazionali. Il bastone e la carota della loro ostinata servitù se lo portano dietro in ogni momento, dalla fabbrica al giro al parco con il cane. E sembra proprio che non gli freghi niente di essere diventati succubi di un rettangolo di microchip e colori LCD. Sembra non gli interessi una beata mazza di ritrovarsi alla stregua di cavie e di fantocci, ridotti all’osso da una vita governata, schematizzata, ghermita e stuprata da un potere schizofrenico che si erge a massimo difensore della vita stessa, quando si tratta di difendere l’economia e i privilegi, per poi dimostrare con i fatti che la vita umana, quella vera, libera e completa, vale meno di zero. Questi benpensanti pocopensanti che vedo sfilare ogni giorno per le vie di Roma, passano sotto di me mentre lasciano passare ogni cosa. Ieri si facevano ammazzare sul lavoro, in piazza, si lasciavano inalare ogni sorta di veleno, abbassavano gli occhi indifferenti di fronte alla gente che muore di fame e sbraitavano contro il diverso, tutti impauriti di veder persi quei magri privilegi che avevano. Oggi li vedi correre sconvolti da una parte all’altra in cerca di un luogo in cui qualcuno possa iniettargli in corpo un estratto chimico di cui non hanno la benchè minima conoscenza e sicurezza, se non quella data da chi quell’estratto chimico glie lo ha venduto. Hanno tutti una fiducia, rassegnata e prostrata, nel loro governo, nel fatto che quest’ultimo abbia tanta cura nel proteggerli e nel renderli di nuovo sani, puliti, operativi. Chissenefotte se quel governo li ha sempre lasciati morire, loro e gli altri abitanti di questo immondo pianeta. Morti sul lavoro, morti in carcere, morti di terapie audaci, frettolose e inutili negli ospedali, morti nelle questure e nelle caserme, morti nelle strade, morti nelle guerre, morti in mare. Il loro governo dei morti se ne frega, il loro governo è nato e vive sulla morte, è il suo pane quotidiano. Senza la morte e la paura di essa che incute nei suoi cittadini, lo stato perirebbe e soccomberebbe nelle sommosse e nelle rivolte. La paura della morte dei suoi sudditi e il suo erigersi a garante della salvezza. Ecco la sua forza. Ecco la forza del Dio Stato. Questi esseri deambulanti farebbero qualsiasi cosa per la loro presunta “salvezza”. Stanno asserragliati volontariamente in casa senza mai uscire, rischiano la trombosi celebrale facendosi vaccinare, oltretutto sotto minaccia di licenziamento. Leggono il giornale e plaudono ai nuovi governanti e alle loro politiche mortifere, salvo poi indignarsi quando si accorgono dell’effetto negativo di quelle politiche sui loro interessi, e allora scendono in piazza, in compagnia di chiunque, anche dei peggiori grufoloni fascisti, per andare a piagnucolare di fronte ai manganelli, farsi picchiare e poi addirittura, increduli e terrorizzati del trattamento di routine riservato loro dallo stato per mano della polizia, prendono le distanze e si accaniscono su chi sceglie di non farsi mettere le mani addosso e con violenza si difende o attacca. Ancora questi logori esseri putridi e tristi accettano qualunque cosa, sono disposti a farsi studiare, monitorare, controllare, organizzare. Da qui a poco saranno disposti a muoversi come un gregge, entrando nei musei a ai concerti a gruppi ordinati, con il tesserino delle vaccinazioni in mano aspettando con ansia di venire introdotti per qualche ora a subire un pacchetto pre riscaldato della cultura dei ricchi e di miseria musicale.

Ma come fanno a non capire, a non accorgersi? Davvero riescono ad accettare tutto questo senza muovere un dito? Io sono un composto elettrico di ferro e cavi, creato dagli umani e non dotato di nessuna evidente forma di pensiero, ma pure il sottoscritto non ne può più di ritrovarsi di fronte a questo schifo. Voglio darmi fine. E se nessuno arriva a sabotarmi e a darmi fuoco ora, giuro che tra cinque minuti mi do fuoco da solo e dico addio a questa miseria quotidiana, a questo teatrino macabro e grottesco che quelli dotati di respiro hanno il coraggio di chiamare vita. Un ferro come me forse non può capire cosa sia davvero la vita, ma la dignità l’ho capita e quella ciò che vedo fuori non le corrisponde affatto. Contenti voi, umani e umane, io faccio un atto d’amore verso di voi, anche se forse non l’ho meritate, e mi spengo. Anzi meglio, mi accendo. Andate affanculo.”

Probabilmente l’antenna 5G che è andata a fuoco per cause misteriose a Roma, a Tor Tre Teste, la notte scorsa, non ha pensato a nulla di tutto ciò, ma così, romanticamente, mi piace pensare che l’abbia fatto e che si sia trattato di un bel modo, per un traliccio, di brillare di luce propria e di scomparire dignitosamente. Poco importa se ne costruiranno un altro subito dopo, poco importa se si è trattato di un cortocircuito o di respiri sovversivi. È il pensiero che conta, no? Piuttosto, chissà se i liberi cittadini che passano tutti i giorni sotto il fu antennone (venticinque metri di altezza), avranno modo di notare l’accaduto, o saranno troppo presi dall’ ultimo post o dai dati dei morti sul giornale. Se continueranno a farsi passare tutto sopra o se finalmente passeranno sopra tutto con il fuoco in mano e il fumo in cielo. R.I.P. antennone, che mille altri come te seguano il tuo esempio.

Fonte: nereidee.noblogs.org

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