La vostra condanna non ci affanna

La vostra condanna non ci affanna

Tutto è iniziato a difesa della terra, a difesa di una campagna centenaria, a difesa dei ricordi che quella terra provocava nei cuori di molti abitanti della zona. Una lotta contro TAP, contro SNAM, contro quelle aziende che attraverso le loro grandi opere si fanno proprietarie di terre, usurpatori legalizzati.

Tutto quello che è rimasto di una lotta senza pause per quasi due anni, dove, giorno dopo giorno e notte dopo notte, mettevamo tutti noi stessi per impedire o rallentare il proseguirsi di una devastazione annunciata dall’arrivo di TAP, sono 77 anni di condanne date al fine di un processo farsa, in cui sembra che due anni di lotte contro TAP si siano trasformante in lotte contro la questura di Lecce, contro la digos.

Che la tendenza generale della giustizia italiana sia quella di criminalizzare sempre più ogni semplice atto di protesta è evidente, portando così ai massimi storici le pene, per chi ancora oggi si autodetermina nel lottare contro un’ ingiustizia o l’altra.

La struttura processuale portata avanti contro i ‘’NO TAP’’ è stata decisa a tavolino da tribunale e questura ancora prima che questo processo-lampo, 6 mesi per arrivare a sentenza in primo grado, avesse inizio.

Fin dalla prima udienza la percezione degli imputati presenti è stata quella di una farsa.

Ci siam ritrovati davanti a innumerevoli testimonianze false, se non contraddittorie con le stesse prove presentate dalla Digos, davanti ad un giudice che imboccava le cose da dire quando percepiva l’errore in cui stava cadendo il teste d’accusa. In tutto il processo TAP è stata nominata pochissime volte, se non per i risarcimenti richiesti.

La farsa era chiara, tanto che alla prima udienza, gli avvocati della difesa fecero notare al giudice che il testimone, uno dei tanti digos, muoveva svariate accuse senza prove materiali, ma attraverso il solo e personale racconto dei fatti, la risposta del giudice era stata premonitoria di quelle che poi sono state le condanne: ” Le parole del teste valgono più delle prove…”. Detto questo per quanto ci riguarda il processo si poteva chiudere li, la scelta di condannarci a priori in quanto fastidiosi manifestanti era già scritta.

Ovviamente non crediamo nella giustizia, nei suoi contorti e classisti meccanismi, le pene impartite sono evidentemente sproporzionate ai fatti, sono una vendetta contro chi si è opposto, un monito a chiunque osasse farlo in futuro. Questo è un processo politico e così i nostri aguzzini l’ hanno affrontato, e così l’ avremmo dovuto affrontare noi.

Non esser stati capaci di mantenere la lotta e la tensione sociale, per l’ennesima usurpazione capitalistica in territorio salentino, ad un livello costante, anche una volta iniziati i processi, ha lasciato le mani libere alla repressione, una macchina che funziona nel momento in cui chi la riceva decide di subirla e non affrontarla, decide di abbassare la testa per paura delle conseguenze economiche, penali quindi carcerarie, mentre è sempre più evidente come questo mondo non ci prospetti futuro e da qui la necessità di combatterlo.

TAP nel frattempo continua con la sua propaganda dominatrice, parlando di ecologia e ‘’green’’, di cura maggiore della terra, una terra devastata dalla loro stessa mano, ed è da qui che bisogna ripartire, le condanne non possono segnare la fine di una lotta. Una volta messo il tubo non è tutto perduto. TAP c’è sempre, negli stessi posti dove andavamo a cercarla, notte e giorno, qualche anno fa, e sta lì grazie a chi glielo permette.

Alcune nemiche delle nocività

Fonte: ilrovescio.info

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