Drizziamo le antenne – Un appello

Resistere alla rete 5G, alla digitalizzazione e alla medicalizzazione delle nostre vite

Tempi duri. Forse ci si potrebbe chiedere quando non lo siano stati. Se rileggiamo molti testi, manifesti o scritti vari usciti dalla metà dell’Ottocento a oggi dagli ambienti radicali che hanno sfidato lo status quo, troveremo frasi del tipo “non c’è più tempo da perdere”, “ora o mai più”, “non si può più aspettare”, “la catastrofe è imminente”, “questo qualcosa cambierà per sempre le nostre vite” eccetera. Ora, qualcuno un po’ malizioso potrebbe dire: “Vedete, è quasi due secoli che ci rompete e siamo ancora qui, vivi e vegeti e viviamo nel periodo più democratico della storia, certo non è perfetto ma è il migliore dei mondi possibili”.

Bisogna ammetterlo, le riflessioni di questo genere sono rassicuranti, ti fanno apprezzare tutte le belle comodità della nostra civiltà moderna, sedere sul divano e sospirare: “Ma sì, non ce la passiamo poi così male”. Questa è l’inerzia che ci toccherà smuovere per parlare dell’ennesimo qualcosa che cambierà per sempre le nostre vite: 5G, digitalizzazione e medicalizzazione della società globale, cose che vanno, soprattutto le prime due, decisamente a braccetto. Ma data la situazione contestuale dalla quale partiamo, la pandemia mondiale di covid19 e la relativa gestione, è fondamentale iniziare con una premessa che riguarda due tematiche molto ostiche.

Negazionismo e fake news

Per trattare questi argomenti in maniera facilmente comprensibile possiamo utilizzare una semplice proporzione matematica alla quale arriveremo a breve. È innegabile, o se preferite, quantomeno fuori dubbio, che per tutto ciò che riguarda le informazioni tecnico-scientifiche e mediche sul covid19, sulla sua origine e diffusione, su come si propaghi e sulle precauzioni da seguire per arginarlo, esista inesorabilmente una sorta di pensiero unico. Quindi cosa può fare chi detiene i mezzi per la diffusione del pensiero unico per diffamare ogni altro tipo di pensiero? Semplice. Trovare una parola che rievochi orrori del passato e del presente e affibbiarla a ogni persona che differisca anche solo di una virgola dall’ideologia dominante. Quando, fino all’altro ieri, si pronunciava la parola “negazionismo” significava parlare di neonazisti che negano la realtà dell’olocausto e dei campi di concentramento nazisti. Appiccicare l’etichetta di negazionista a qualsiasi tipo di pensiero “non allineato” è un bel gioco di prestigio che ci fa arrivare alla proporzione:

chi critica la gestione covid : (sta) alla società = (come) i nazisti : (stanno) all’olocausto

Questo meccanismo messo in atto da governi e mass media è oltremodo infame ma, purtroppo come tutta la faccenda covid, è stato assimilato dalla maggior parte della popolazione. Altro tassello del pensiero unico sono le fake news. Se negazionista, o complottista usato spesso come sinonimo, è la categoria a cui appartiene una persona che non la pensa come le masse, la fake news è il mezzo che essa utilizza per diffondere le informazioni. fake news si riferisce alla singola informazione dissidente di qualsiasi genere essa sia. Inoltre è una definizione in inglese (si pensa mai a cosa significhino le molte parole inglesi che si usano oggigiorno?) e questo permette di accorpare nel calderone anche cose che non sono “notizie” – che potrebbe essere la traduzione più accurata di “news” – ma sono invece riflessioni, approfondimenti, a volte anche semplicemente l’esposizione di dubbi. Una notizia può essere vera o falsa, real o fake, anche se poi è sempre tutto opinabile, ma una riflessione non può esserlo, al massimo ci si può trovare d’accordo o meno e ciò presuppone il fatto che bisogna ascoltarla o leggerla prima di tutto.

Ma appiccicare etichette e definizioni serve proprio a questo, a uccidere il pensiero critico e questa riflessione potrebbe valere anche per tutta un’altra serie di questioni. D’altronde è l’emblema della società in cui viviamo: se una cosa è categorizzata è più rassicurante, non ti fa porre la questione, e la fatica, di cosa farne o di cosa pensarne perché ci ha già pensato qualcun altro.

Come risolvere la questione? Difficile, anche perché purtroppo all’interno di chi non la pensa come Burioni e Conte c’è veramente di tutto, tra cui forse anche qualche nazista negazionista (del vero tipo) e anche molti ciarlatani di varie tendenze, ed è questo uno dei motivi che ha favorito questa categorizzazione oscurantista.

  • Quest’appello è anzitutto un invito a prendersi la briga di andare oltre queste banali e fuorvianti categorie, a pensare con la propria testa, a mettere in dubbio ciò che viene propagandato con la pretesa delle “real news”, il pensiero unico, che riguardi virus, mascherine, vaccini, scuola e altro ancora. Questa premessa era fondamentale prima di inoltrarsi in discorsi che potrebbero essere fraintesi o banalizzati.

5G: come in cielo così in terra

Superficialmente il 5G potrebbe apparire come l’ennesimo potenziamento delle reti di telefonia mobile, la quinta generazione, in realtà è qualcosa che va oltre il semplice aggiornamento. Il riferimento al Padre nostro del titoletto è più di una semplice metafora. Il 5G infatti disporrà di tre sistemi di propagazione:

– in cielo: si parla di migliaia di satelliti che hanno iniziato a lanciare in orbita nella parte più bassa dell’ atmosfera;

– a mezz’aria: sui classici piloni di antenne che ormai da qualche decennio dominano il nostro paesaggio, dove si accosteranno ai vecchi dispositivi di ricezione e trasmissione 2, 3 e 4G;

– in terra: la vera novità di questa tecnologia; milioni di micro antenne disseminate ovunque in città e campagna, sotto i tombini, sui lampioni, nei cartelloni pubblicitari e in ogni forma di struttura architettonica immaginabile.

Questo perché le microonde del 5G, pur essendo vettori di grandi quantità di dati, hanno scarsa gittata e quindi necessitano di queste micro antenne che ne garantiscono il segnale, posizionate ogni 50/100 metri. È per questo che saranno ovunque.

Prima questione: le onde elettromagnetiche e le loro conseguenze sulla salute.

Che le onde elettromagnetiche siano dannose per la salute è stato ampiamente dimostrato. In un mondo dove ormai si è smarrita ogni certezza, qui possiamo trovarne una: le onde elettromagnetiche, dalle onde radio alla telefonia mobile, fanno male, punto, e il 5G non sarà da meno. L’unica differenza, ovviamente, è che su questa nuova tecnologia ci sono meno studi rispetto alle altre. Quando i grandi magnati delle tecnologie ci diranno, anzi ce lo stanno già dicendo, che il 5G sarà innocuo, ricordiamoci che questa gente fa parte di quei gruppi che in passato ci avevano detto che anche l’amianto, il nucleare, il DDT, i pesticidi in generale e ogni altra sostanza chimica di sintesi erano innocue. Come sempre avviene, la nocività di una nuova tecnologia viene spesso riscontrata e data per assodata molti anni dopo la sua diffusione su larga scala, quando ormai il danno è fatto e soprattutto quanto i suoi sostenitori e finanziatori iniziali sono spariti dalla scena, i nuovi manager non hanno dunque responsabilità e l’eliminazione delle tecnologia nociva non può avvenire perché ormai l’intera economia mondiale ne è dipendente.

Inoltre stiamo attenti! Se gli studi sui danni da elettromagnetismo vengono finanziati da nomi come Motorola, Ericsson, Apple, Tim e così via, bisognerà per forza di cosa farsi qualche domanda. Per fortuna in Italia ci sono state diverse lotte contro l’elettromagnetismo a partire dagli anni ’90 e questo ha fatto sì, perlomeno, che l’Italia sia uno dei Paesi con le soglie più basse di inquinamento elettromagnetico. Queste soglie sono il primo scoglio in cui si stanno imbattendo i vari Colao presenti sul territorio e uno dei loro primi passi è stato quello di chiedere l’innalzamento di queste soglie al governo per rendere agibile la diffusione del 5G. (1)

  • Quest’appello potrebbe essere uno spunto per portare tale questione nel dibattito pubblico, creare mobilitazioni per impedire al governo l’innalzamento delle soglie. È di sicuro un palliativo, non bisogna credere neanche per un istante che una cosa del genere possa fermare l’avanzamento di questa nuova tecnologia e gli enormi interessi economici che le stanno dietro, si può giusto rallentare un po’ il processo, ma potrebbe essere una buona occasione per mobilitare un’ampia fascia di popolazione, occasione per conoscere dal vivo chi è disposto a scendere in strada. Magari anche per capire se è vero che tra questi ci sono nazisti negazionisti (del vero tipo). Ovviamente, a scanso di equivoci, quest’appello non è rivolto a nazisti negazionisti (del vero tipo).

Con molta probabilità, in quelle che saranno in generale le mobilitazioni a venire sulla questione 5G, mancherà all’appello tutta la sfera della cosiddetta sinistra progressista, quella che in questi ultimi mesi ha lodato le tecnologie di telecomunicazione che ci hanno permesso di rimanere “uniti ma distanti”, che hanno permesso il telelavoro e la didattica a distanza. Quella che si è sempre battuta per la sanità e l’educazione pubblica. È evidente il corto circuito mentale nella mente di molta gente che, in teoria, si è sempre spesa per un mondo migliore. E questo ci porta ad addentrarci in un altro tema che, arrivati a questo punto, non si può più ignorare:

Cosa fare del progresso?

È facile sentire, da parte di chi porta avanti comitati contrari al 5G – ma si potrebbe dire anche di chi si oppone al TAV, ai gasdotti, al nucleare, ecc… – frasi tipo: “Noi non siamo contro il progresso ma ci opponiamo al 5G, o al TAV, al gasdotto, ecc… per questo e quest’altro motivo”. Di solito tutti ottimi motivi, ma di fronte all’evidenza schiacciante di un’umanità sempre più dipendente dalla tecnologia e dalla medicina c’è da chiedersi: come si fa ancora a credere nel progresso? O meglio: si può ancora credere che sarà il progresso a salvarci dal… progresso?

A sentire Friday For Future o Extinction Rebellion evidentemente sì. Molte ragazze e ragazzi di queste nuove generazioni di ambientalisti hanno già assorbito il credo progressista per cui la risposta a un problema è sempre in una nuova tecnologia. E così basta trasformare le tecnologie estrattive e produttive che hanno devastato e avvelenato il pianeta in “tecnologie green” e il gioco è fatto. Cosa cambia? L’aria puzzerà in maniera diversa e i marchi BIO, ECO, GREEN, ecc… appariranno sempre più sui prodotti al supermercato. (2)

Ed è in questo contesto che le applicazioni pratiche del 5G saranno accolte a braccia aperte. In cosa ci farà progredire, o meglio, cosa farà progredire questa nuova tecnologia? Già da diverso tempo si sente parlare di Smart City, un insieme di alte tecnologie che permetteranno la gestione informatica e la messa in rete della maggior parte della vita e dei flussi urbani: mezzi di trasporto smart pubblici e privati (le famose auto a guida automatica), controllo e sicurezza smart tramite riconoscimento facciale grazie a telecamere onnipresenti e droni (attraverso il quale si potrà o non si potrà prendere l’autobus o avere accesso a strutture o zone della città senza averne i prerequisiti, se sembra fantascienza si veda il sistema di credito sociale in Cina), elettrodomestici smart che ridurranno gli sprechi energetici e ti faranno trovare la cena pronta appena rientrati dal lavoro. Il tutto, ovviamente, controllabile con il dispositivo smart per eccellenza, ormai posseduto dai più, lo smartphone.

Cosa manca per far funzionare tutte queste nuove tecnologie all’unisono e senza intoppi? Per l’appunto la rete 5G. La caratteristica più sbandierata da parte dei suoi propugnatori è il famoso tempo di latenza brevissimo, cioè, per dirla semplicemente, il lasso di tempo che intercorre tra l’invio di un comando e la sua esecuzione, ancora più semplice, quanto tempo passa da che premiamo il tasto A sulla tastiera a quando questa A appare sullo schermo. Nel caso del 5G siamo nell’ordine di qualche millisecondo, quindi pochissimo.

Questo permetterà l’utilizzo in remoto di super computer in grado di gestire l’immane quantità di dati necessari al funzionamento della Smart City. Super elaboratori e server per l’immagazzinamento dati che magari saranno dall’altra parte del globo ma che grazie a questi tempi di latenza bassissimi saranno utilizzabili facilmente da amministrazioni locali, polizie e così via. L’innovazione del 5G non serve per scaricare più velocemente un film sul proprio computer o per videoconferenze multiple. Per capire a fondo questo cambio di paradigma, basti pensare che solo uno dei tre pilastri caratteristici del 5G, l’ enhanched Mobile Broadband, sarà dedicato all’utente “tradizionale”, mentre gli altri due pilastri, il massive Machine Type Communication e l’ ultra-Low Latency and Reliable Communications, saranno dedicati ad utenze “innovative” in svariati campi di applicazione (settore energetico, trasporti, ecc. ).

Cos’altro farà progredire la tecnologia 5G?

– L’apparato bellico. Gli impieghi militari sono sempre i primi di ogni nuova grande tecnologia, basti pensare agli aeroplani, al nucleare, internet stesso, sono tutte tecnologie adoperate in primis in ambito bellico. Il 5G non sarà da meno. Le antenne serviranno a guidare i droni sui campi di battaglia come in operazioni di polizia, forniranno ai soldati mappe e localizzazioni in tempo reale, permetteranno di inviare velocemente grandi quantità di informazioni agli eserciti schierati, faciliteranno l’utilizzo di armi a distanza, ecc…

– Controllo della popolazione. Le agenzie di intelligence e i vari corpi di polizia avranno la possibilità di spiare e controllare sempre di più la vita delle persone, i loro contatti telematici e i loro spostamenti. Non solo, la quantità ormai strabiliante di dati riguardanti le singole persone e le società in generale garantiranno maggior potere agli Stati, alle loro agenzie governative di ogni tipo e alle compagnie private come banche, assicurazioni, ecc…

– Tecnologie mediche. La famosa pubblicità della Tim in cui un chirurgo esegue un’operazione in remoto mentre si trova al matrimonio della figlia è il classico specchietto per le allodole. I progressi che il 5G porterà in ambito medico saranno soprattutto di altro tipo. Si tratterà del controllo quotidiano della salute tramite tecnologie avanzate, che vanno dalle App in cui inseriamo noi i dati che poi verranno elaborati fino a veri e propri dispositivi nano-bio-tecnologici che verranno inseriti nei corpi dei pazienti – per esempio per dispensare gradualmente un certo tipo di farmaco – fino alla digitalizzazione totale della salute che, se già oggi è ormai solo una questione di analisi, parametri, percentuali e statistiche, diventerà in maniera totalitaria la radicale algoritmizzazione di sé, gestita da apparecchi, strumentazione e macchinari controllati in remoto dai famosi super computer.

– Il tele-lavoro, o anche qui, lo Smart Work. Se ne parla molto di questi tempi, soprattutto nei periodi di internamento forzato causa pandemia. Ma le innovazioni che permetterà il 5G andranno ben oltre il fatto di poter svolgere i lavori di ufficio da casa. Grazie alle tecnologie avanzate dei super computer utilizzabili da remoto sarà possibile gestire e controllare diverse parti delle catene di montaggio di una fabbrica. Anche un operaio potrà lavorare quindi da casa: uno, però! Molti altri potranno semplicemente restarsene a casa visto che la loro mano d’opera non sarà più necessaria. La tendenza in fabbrica è sempre stata questa: più macchine, meno lavoratori. In più l’accelerazione verso la digitalizzazione renderà ancora più labile la distinzione tra vita e lavoro, orari e disponibilità saranno sempre meno in mano nostra e nemmeno più controllati da un datore di lavoro in carne e ossa; lo deciderà il computer, per un lavoro più equo e senza favoritismi!

– Agricoltura. Le Smart Farming faranno un bel salto in avanti grazie alle potenzialità delle reti 5G. E lo stesso accadrà con l’allevamento grazie all’impiego dell’Internet of Things. Sensori, droni, macchinari agricoli connessi e spesso automatizzati. Saranno gli algoritmi a dire quando innaffiare, dissodare, diserbare, fare trattamenti, rilasciare pesticidi, mungere, ecc… Il settore agricolo, che è già ormai totalmente industrializzato, quantomeno in occidente, sarà ora anche digitalizzato e automatizzato. Ora si produce con lo smartphone e anche qui con sempre meno mano d’opera.

– Scuola. La ormai famigerata didattica a distanza è solo uno degli aspetti dell’incremento tecnologico. La tendenza del sistema educativo era già quella della totale informatizzazione anche prima del Covid19. L’Italia, vero, era forse la pecora nera di questa tendenza mondiale all’ “eccellenza digitale”, ma la pandemia ha spazzato via qualsiasi intoppo o negligenza. La figura del maestro e del professore, per quanto ne dicano, avrà sempre meno importanza e sarà gradualmente sostituita da un “complesso educante informatico” dove gli studenti saranno guidati e valutati o dove, addirittura, si auto-valuteranno. Sarà l’apoteosi di un’educazione libera e democratica… di uomini-macchina. Inoltre, c’è la questione dei “prezzi da pagare” per questo stile di vita digitale.

– L’estrattivismo. Sempre più connessione, sempre più dispositivi, sempre più necessità di materie prime come rame, nichel, silicio, litio, cobalto, ecc… Ce ne interessiamo o visto che l’estrattivismo riguarda soprattutto altri continenti e sfrutta terre e persone che non siamo noi la cosa non ci riguarda?

– Rifiuti. Tempo fa si parlava del concetto di obsolescenza di elettrodomestici e altri macchinari di uso quotidiano; oggigiorno, visto che telefonini, computer e lavatrici si cambiano in media una volta all’anno non ha quasi più senso parlarne. Ma dove finiscono tutti questi bei materiali? Crediamo davvero che basti la raccolta differenziata e una tessera magnetica personale per i cassonetti a risolvere la questione rifiuti? Dove finiranno, inoltre, la maggior parte di questi scarti ad alta tecnologia? Verranno “ridonati” a quei luoghi lontani da dove sono stati estratti. Questo è il senso di equità di chi non ha più un anima.

Questo elenco è solo una sintesi dei nuovi meccanismi che si avvantaggeranno dello sviluppo del 5G. Esistono moltissime informazioni su tutte le questioni qui sollevate, esaminate e studiate da persone che mettono in discussione questa nuova tecnologia. Basta cercarle e informarsi. Ma la questione generale su che cos’è il progresso spesso sfugge a molta gente, anche la più in gamba. È uno dei miti fondativi della società moderna e non è facile da scardinare.

  • Quest’appello è un invito a scardinare questo mito. Il progresso ha di volta in volta i propri apici, il 5G è l’apice attuale e non vi sarà progresso senza 5G. Tutti i meccanismi che stanno portando ad una società sempre più dipendente dalla tecnologia si trovano di fronte ad un imbuto tecnico che sarà sbloccato dal 5G. Non si tratta solo di criticare una nuova tecnologia perché dannosa per la salute, ma di criticare un modo di vivere e di esistere su questo pianeta. Senza entrare troppo nel dettaglio sulla concomitanza del diffondersi del 5G e della pandemia Covid19, senza voler trovare qui un legame scientifico tra le due cose, pretesa che farebbe immediatamente suonare le sirene d’allarme del complottismo, è innegabile che almeno dal punto di vista propagandistico un legame c’è. Non è un’opinione che tutte le aziende del settore Hi-Tech in un momento di crisi economica generalizzata hanno fatto profitti che non trovano precedenti nella storia. Non è un’invenzione dire che la maggior parte dell’opinione pubblica sta invocando a gran voce “più tecnologia, più tecnologia”. E più tecnologia oggi significa 5G, non vi è un’alternativa più “sostenibile”.

È così insensato chiedersi: è così che vogliamo vivere? controllati dalla nascita alla morte da dei computer? ma cosa possiamo fare se questa prospettiva non ci alletta? Per quanto sia importante non dettare linee guida prestabilite su cosa fare o non fare, un piccolo vademecum potrebbe essere il seguente:

Rifiutarsi di utilizzare le App di tracciamento del Covid. Nonostante il presunto anonimato sono un primo passo verso la totale delega della propria salute alla tecnologia medica, oltre a essere un micidiale strumento di controllo e gestione sociale da cui sarà impossibile tornare indietro.

Lasciare il telefono a casa quando possibile. Soprattutto durante il periodo di confinamento si è capito che i telefonini, non solo quelli smart, sono un guinzaglio elettronico che segnala la nostra presenza anche quando non vorremmo.

Contrastiamo il nuovo modello di scuola. Se non abbiamo la possibilità di dare ai propri figli e alle proprie figlie un’alternativa alla scuola, opponiamoci alla didattica a distanza, alle misure restrittive su igiene, mascherine e distanziamento. A tutte queste misure che vogliono lobotomizzare le nuove generazioni addestrandole a una vita a distanza e digitalizzata. Al di là di ciò che si possa pensare di questa epidemia e di quale visione su salute e malattia si abbia, è palese che le misure tutt’ora in auge sono ipocrite e inutili se non addirittura dannose.

Diciamo no all’obbligo vaccinale. Nonostante qualche reazione avversa in via sperimentale il vaccino per il Covid19 arriverà e non sarà facile evitarlo. Cosa pensare di un vaccino prodotto in meno di un anno? Non sarà forse meglio evitarlo come la peste? Coraggio, non saremo le uniche persone a dire no! E rispetto a tutti gli altri vaccini imposti a bambine e bambini? E cosa pensare di quello influenzale, propagandato come obbligatorio per gli over 65? Facciamoci una nostra opinione, questo periodo dovrebbe aver dimostrato chiaramente cos’è la medicina moderna e quanto potere hanno le industrie farmaceutiche. Non facciamoci sempre dire cosa fare. Sta a noi scegliere.

Stiamo vigili e attenti. Se stanno installando nuove antenne cerchiamo di bloccarle con ogni mezzo. A volte si potrà far leva su un cavillo burocratico, a volte sarà necessaria una protesta popolare. A volte neanche quello. C’è la possibilità del sabotaggio. Le antenne, è risaputo, temono fuoco, taglio dei cavi, magneti. Sono cose che possono succedere, o meglio, stanno già succedendo.

Sono tempi duri si diceva, e tutto ciò di cui non abbiamo bisogno è la rassegnazione. Servono enormi dosi di coraggio e non possiamo aspettare che qualcuno ce le somministri per endovenosa. Le sfide che abbiamo di fronte ci mostrano che non sarà una nuova o vecchia ideologia a infonderci il coraggio necessario a non soccombere, dovremo ritrovare una sorta di spiritualità che ci faccia tornare a essere connessi con la realtà e con il mondo, non con i social network! Quella connessione che decenni e decenni di progresso e modernità hanno seppellito insieme alle scorie e ai rifiuti di questa civiltà ipertecnologica.

  • L’ultimo appello è quello di rimanere umani, autonomi e autosufficienti. Non possiamo veramente credere che essere appendici di una super macchina digitale che ci dice cosa fare, come e quando lavorare, come curarci, come e quanto incontrare altre persone possa essere compatibile con un mondo libero.

Diciamo no alla digitalizzazione delle nostre vite. Il 5G dev’essere contrastato in ogni modo, anche se sembrerà una battaglia persa in partenza viste le forze economiche e militari devastanti che abbiamo di fronte. Ma almeno mostreremo di che spirito siamo fatti.

Autunno 2020

C o d a N e r a

COntro Digitalizzazione e Automazione Non E’ Ragionevole Attendere

1) In occasione di un’udienza parlamentare che si è svolta a giugno, le 5 principali compagnie italiane hanno chiesto al governo, di sostenere finanziariamente (con aiuti economici, sgravi fiscali, ecc.) l’introduzione di banda larga e 5G, rimuovere gli intoppi legislativi che potrebbero intralciare questo sviluppo tecnologico (come ad esempio le eventuali opposizioni dei sindaci) fino all’innalzamento delle soglie di inquinamento elettromagnetico. Come già avvenuto a Fukushima in seguito all’ultimo disastro nucleare quando, è bastato aumentare le soglie di radioattività ritenute non dannose alla salute.

2) Questo tema è alquanto spinoso, ne siamo consapevoli. Non è nostra intenzione svilire, tagliare le gambe o intralciare tutte quelle persone, giovani ma anche meno giovani, che si stanno mobilitando attorno alle tematiche ambientali; tuttavia, non possiamo esimerci dal constatare che, dietro questi movimenti, si agitano le grandi figure mediatiche (come Rifkin) o, a quanto pare più nell’ombra, i soliti politici (come Al Gore) che rappresentano la sinistra del capitale, l’eco-tech. Un’altra distruzione del mondo è possibile! Basti vedere, ad esempio, la deforestazione dell’Amazzonia, portata avanti anche dalle anche dalle aziende “green” legate ai biocombustibili (vedere il documentario The Planet of the Humans di Jeff Gibbs, lo si trova in internet anche con sottotitoli in italiano). E vorremmo ammonirli che, marciando “uniti dietro la scienza”, faranno la fine (e la faranno fare ad altri) che fecero i topi che seguirono l’incanto sonoro del pifferaio di Hamelin.

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