Cile: Un anno dopo la rivolta popolare, il fuoco anarchico riacquista forza

“…quando si cercano alleanze, si finisce per modificare i propri obiettivi, in nome della giustificazione politica della lotta: quella di un “futuro migliore”. Non rendendosi conto che la fede nel futuro è essenziale per il perpetuarsi del dominio. Vivere sempre nel futuro è proprio il modo tipico per non vivere qui e ora, allontanandosi per sempre dal conflitto permanente implicito nella guerra anarchica…

Sostanzialmente, dietro questo convincimento si nascondono posizioni istituzionali obsolete. Fedeli al canto delle sirene, alcuni hanno udito versi di lode alla libertà – che risuonano all’alba di ogni rivoluzione – senza sapere che in realtà sono solo inni al nuovo Potere Costituente.

Poi vengono le spiegazioni ingenue, la ricerca di motivazioni e cause di “deviazioni”, di “tradimenti”, la vecchia storia della “rivoluzione tradita” si ripeterà ad nauseam, invece di vedere che una rivoluzione non è mai stata (né mai lo sarà) dalla parte della libertà, ma sempre al servizio del potere, perché ogni rivoluzione è intrinsecamente istitutizionale… “

Gustavo Rodriguez – Lettera a un cileno sulla situazione attuale”, novembre 2019.

Dopo un anno di paralisi, a causa delle misure sanitarie imposte dal governo di Piñera migliaia di persone sono scese in piazza per “celebrare” il primo anniversario delle manifestazioni popolari che hanno scosso la regione cilena dallo scorso ottobre. Oggi, in un contesto di rivolta popolare, i partiti di sinistra e il flagello dell’avanguardia mirano, come sempre, a controllare le masse, con la loro multiforme strategia di “lotta”.

Con lo slogan “Il Cile si è svegliato”, i rossi stanno attuando una politica referendaria di circostanza, obbligando la servitù volontaria a votare per l’”Approvazione” (di una nuova costituzione, decisa dal referendum del 25 ottobre; ndt). Così come la destra, criminale, sta imponendo il voto per “Rifiuto”. Questo è stato il compito di Daniel Jadue [politico del Partido Comunista de Chile] di Camila Vallejo [deputato, ex vicepresidente di Juventudes Comunistas de Chile, l’organizzazione giovanile del PCCh.] Questo è stato il compito degli altri poliziotti rossi, che hanno soffocato l’insurrezione con freni riformisti per imporre una nuova Costituzione, che rafforzerà il sistema di dominio.

Volevano così imporre una manifestazione pacifica, nella gioia, nella saggezza e nell’unità, in ogni angolo del Paese, che avrebbe portato milioni di cileni, il 25 ottobre, a votare per l’”approvazione”, cooptando la rivolta.

Ma al calar della notte, l’azione anarchica e l’attacco nichilista hanno rivitalizzato le loro forze, attaccando ogni forma di potere, espropriando e vandalizzando imprese, bruciando chiese e attaccando stazioni di polizia. Oltre 40.000 carabinieri non sono stati sufficienti a contenere l’insurrezione anarchica.

La guerra è appena iniziata: attaccheremo il potere qui e ora, che sia di destra, di centro o di sinistra.

Per l’insurrezione permanente e lo sviluppo dell’informalità anarchica insurrezionale.

Per la liberazione totale.

Libertà per Monica e Francisco e per tutti i prigionieri anarchici del mondo.

Forza al compagno Gabriel Pombo Da Silva.

Da qui salutiamo la rinascita del CCF in Indonesia.

Che il fuoco si propaghi.

Lunga vita all’anarchia.

Fonte: Act For Free

Traduzione a cura di: Inferno Urbano

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