Prove di militarizzazione e di resistenza

Anche il 6 novembre scorso abbiamo assistito alla modalità con cui la polizia ed i carabinieri intendono gestire il dissenso ed il pensiero critico: fermi, intimidazioni e fogli di via.

Il 6 novembre 2020, a Trento, i compagni e le compagne volevano portare in strada la necessità di riprendere in mano il proprio destino senza delegarlo a chi detiene il potere, per riaffermare che la gestione dell’emergenza non è neutra o fatta in nome di presunto “bene comune” ma nasconde lotte di potere ed economiche che si palesano nelle esternazioni dei personaggi sopraccitati oltre che nei provvedimenti concreti di governo.

La manifestazione, bloccata dalla polizia, (che nel pomeriggio aveva fatto transennare parti di città) non è partita. Oltre a ciò la Questura trentina non si è risparmiata nell’impiego di agenti, che hanno bloccato diverse automobili di compagni/e diretti/e alla manifestazione, i quali, senza dare nessuna spiegazione sono stati fermati, caricati sulle auto della polizia e portati in Questura dove, nell’evidente intento di intimidire e umiliare i compagni e le compagne fermati/e, sono stati/e fatti/e spogliare nudi/e e costretti/e a fare piegamenti in presenza di altri questurini.

Trattenuti fino a mezzanotte circa, sono stati fotosegnalati e dopo aver visto sequestrato telefono e vari oggetti di uso comune presenti in auto (materiale recuperato in macchina: una cazzuola, un marker, dei guanti, un legno bruciato, una bomboletta spray, un pezzo de ferro e dei guanti da boxe!) è stato dato loro un foglio di via dal Comune di Trento. Come ha scritto uno dei compagni fermati in alcune sue riflessioni:

“Ma non è finita, fra le varie carte che ci vengono appioppate (tentando di farci firmare un verbale pieno di menzogne) salta fuori pure per tuttx un maledetto foglio di via dal comune di Trento. Fermatx dalla “precrimine” e accusatx del fatto che noi ci stavamo sicuramente dirigendo alla manifestazione (vero!) e che il materiale che avevamo era atto ad offendere. Io credo che in ogni macchina si possano trovare oggetti simili, per esempio un cric dei guanti o una bomboletta spray .. articoli di libera vendita acquistabili anche da minorenni. Quindi di cosa stiamo parlando? dell’intenzione di commettere un crimine? si può processare? o peggio condannare? non è un lavoro da giudici e avvocati? No! Basti pensare agli arresti dell’operazione “ritrovo” di questa primavera a Bologna. Arresti che la questura definiva di natura preventiva, volti ad impedire tensioni sociali in tempi di crisi. Il meccanismo della repressione è semplice: il governo fa le leggi, la polizia arresta, la magistratura giudica e condanna. Questo però implica un limite che la repressione italiana non è più disposta a tollerare: il fatto che chi non accetta l’attuale stato di cose e si batte per cambiarlo, finchè non commette precisi reati, non può essere “tolto di mezzo”. Ed è qui che entrano in gioco le questure con i loro fogli di via, obblighi di firma e dimora e sorveglianza speciale. Si tratta di una serie di forti restrizioni alla libertà personale atte a punire una persona e rendere le sue azioni molto più controllabili. Il fine è il mantenimento dell’ordine pubblico e della pubblica moralità, due concetti estremamente soggettivi e aleatori: qualora il questore ritenga che qualcuno costituisca un problema politico o sociale, è autorizzato ad appioppargli la sorveglianza speciale. Detto questo è pur vero che le pinzillacchere scritte sulla loro carta straccia siano ancora impugnabili da avvocati ma la polizia questo lo sa bene, i fogli di via potrebbero essere annullati, oppure una sorveglianza speciale valutata illegittima e tutto il materiale sequestrato può essere dissequestrato. La polizia punta a spaventare, dividere e isolare, non importa se fra qualche mese o un anno tutto questo decadrà, intanto tu ti becchi una porzione fastidiosa di repressione che affossa parecchio il morale e richiede il tempo e la lucidità di escogitare difese e strategie rubando parecchio tempo e spazio ad altre lotte. Quale difesa da queste continue spine nel culo? Ognuno ha il suo metodo per sopravvivere e superare la pesantezza della repressione, ma credo fortemente che la presenza di un gruppo coeso di amici, amiche, complici e compagnx con cui condividere questo sentiero oscuro sia l’unica ricetta vincente per non sprofondare nel più totale senso di impotenza e depressione. Grazie di cuore a tuttx quellx che erano fuori dalla questura a spingersi con gli sbirri e urlare per ore. Grazie a chi si è preoccupatx e sbattutx anche da lontano. Se il morale è alto il merito è unicamente vostro. Chi ha compagnx non è mai solx!”

Ci vogliono soli e isolati.
Rafforziamo la solidarietà. Rilanciamo le lotte.
Che la crisi la paghino i ricchi!

Fonte: oltreilponte.noblogs.org

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