Bielorussia: Arrestati 4 compagni anarchici

Riceviamo e pubblichiamo:

Cosa è successo?

Il 22 ottobre a Soligorsk (Bielorussia) l’edificio amministrativo di Stato che ospita Il comitato di analisi forense è stato attaccato, e le auto presenti nel parcheggio del procuratore distrettuale di Soligorsk sono state date alle fiamme. La notte del 28 ottobre l’edificio del dipartimento di polizia stradale di Mozyr è stato incendiato. Poco dopo un gruppo di anarchici-rivoluzionari: Ihar Alinevich, Dmitry Dubovsky, Dmitry Rezanovich e Sergey Romanov è stato arrestato da un gruppo mobile del distaccamento di confine del Mozyr, vicino al confine ucraino, nel villaggio di Zabozye di Yelskyraion (Bielorussia). I quattro compagni sono attualmente in custodia cautelare nel carcere del KGB a Minsk. Sono accusati ai sensi dell’articolo 289 (parte 3) del codice penale (atti di terrorismo commessi da un gruppo organizzato).

Anarchici Rivoluzionari

Ciascuno dei quattro prigionieri è stato per molti anni un oppositore dello stato fascista, e ha avuto modo di sperimentare la sua repressione.

Ihar Alinevich – anarchico di Minsk, ex prigioniero politico del regime bielorusso. Nel novembre 2010 è stato catturato dai servizi speciali a Mosca e nel maggio 2011 è stato condannato a 8 anni di prigione, da scontare in una colonia a regime speciale, ai sensi dell’art. 218.3 (distruzione intenzionale di proprietà) e art. 339.2 (teppismo da parte di un gruppo di persone). È stato graziato con un decreto presidenziale il 22 agosto 2015. In carcere ha scritto un libro “Going to Magadan”, tradotto in diverse lingue. Nel 2013, il libro è stato premiato dal Belarus PEN Center con il Frantishk Alekhnovich Award per il miglior lavoro scritto in prigione. Nel 2016 Ihar è stato insignito del Premio Victor Ivashkevich. Dopo il suo rilascio, Ihar ha vissuto all’estero e ha preso parte al movimento anarchico.

Dzmitry Dubouvski – anarchico di Soligorsk. Nel 2010, è stato inserito in una lista di ricercati in relazione al “caso degli anarchici bielorussi”. Nel novembre dello stesso anno Dubovsky riuscì a scappare a Mosca, mentre l’FSB cercava di arrestarlo insieme a Ihar. Per 10 anni Dima si è nascosto in Russia ed Ucraina, ha pubblicato diari dei suoi viaggi e ha preso parte al movimento anarchico.

Dzmitry Rezanovich – anarchico di Gomel. È stato arrestato il 16 marzo 2014 dopo aver attraversato il confine russo-ucraino a Kursk. Aveva con sé i documenti di suo fratello. È stato arrestato con l’accusa di sabotaggio in territorio russo. L’FSB non è riuscito a trovare prove sufficienti per incriminarlo e ha aperto un procedimento penale ai sensi dell’articolo 332 parte 1 del codice penale russo (attraversamento del confine di stato della Federazione Russa senza documenti validi). È stato trattenuto in un centro di espulsione nella regione di Kursk. Il 3 luglio il tribunale ha ordinato di espellere Dmitry dalla Russia e lo ha anche condannato a pagare una multa per un importo di 15.000 rubli. Il 25 luglio Dmitry è stato deportato in Bielorussia, dove ha preso parte attivamente al movimento anarchico.

Sergey Romanov – anarchico di Gomel. Nel 2013 è stato condannato a due anni di carcere con sospensione della pena per aver tenuto in casa 14 grammi di polvere da sparo. (Articolo 295.2 del codice penale). Nel 2014 è stato condannato a 6 anni di carcere, pena poi ridotta a cinque anni dopo le numerose proteste ricevute (Art. 295.3 cp). È stato rilasciato nel luglio 2019 ed è stato sottoposto al regime di sorveglianza preventiva (che include il divieto di lasciare la città e cambiare il luogo di residenza. Il divieto di visitare bar, ristoranti, negozi e altri luoghi dove si vendono alcolici. Il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione senza un valido motivo tra le 22:00 e le 6:00 e l’obbligo di sottoporsi ad ispezione una volta alla settimana).

Tutti e quattro i nostri compagni sono individui maturi, con forti principi morali e punti di vista consolidati. Ognuno di loro è un anarchico convinto. Ognuno di loro è un combattente per una nuova Bielorussia libera, dove non c’è posto per la brutalità della polizia e delle unità paramilitari e delle altre forze dell’ordine. Dove non c’è posto per la violazione della libertà in tutte le sue manifestazioni.

Perché li supportiamo?

Tutte le accuse mosse dallo Stato contro i nostri compagni anarchici sono assurde, ciniche e false. Gli arrestati non hanno mai nascosto il fatto di essere coinvolti in incendi di auto, danni alla proprietà e sabotaggi. Sono azioni dirette, che non hanno provocato in alcun modo lesioni o la morte di qualcuno. In quanto rivoluzionari anarchici, che hanno scelto la via della guerriglia, lo scopo del gruppo era sostenere il popolo bielorusso e contribuire alla causa della resistenza. Le armi sono un segno che i nostri compagni hanno consapevolmente intrapreso una lotta decisiva e rischiosa contro il terrorismo di Stato. Crediamo che il possesso di armi da fuoco sia un diritto delle persone libere, e non uno strumento per la brutalità degli agenti delle forze dell’ordine. E’ lo Stato della Bielorussia, fondato sulla violenza militare e della polizia, costruito, pagato e gestito da un dittatore pazzo, ad essere una struttura terroristica. Sono le strutture statali quelle che violentano le ragazze, picchiano i pensionati, sparano alle persone disarmate, torturano i detenuti nei furgoni e nei centri di detenzione, irrompono negli appartamenti, sfondano auto e biciclette, distruggono caffè e negozi. Gli anarchici non fanno niente del genere. L’anarchismo è auto-organizzazione, aiuto reciproco e solidarietà. L’anarchismo non è solo il desiderio di essere liberi. È una lotta contro ogni forma di oppressione, una lotta per la libertà. E’ vero, i nostri compagni avevano delle armi da fuoco. Ma non sono state usate contro le persone. E’ vero, hanno dato fuoco ad edifici e automobili, ma questi oggetti rappresentano la spina dorsale del regime, ed è per questo che sono stati scelti come bersagli. Non ci sono state vittime. Sì, sono ribelli e rivoluzionari. Ma ogni popolo ha il diritto di ribellarsi, specialmente in un paese in cui non funziona alcun meccanismo democratico, dove non c’è affatto giustizia e ogni protesta pacifica incontra la violenza dello Stato. Nel giro di pochi mesi in Bielorussia, circa diciassettemila persone sono state detenute e sono stati aperti circa 1000 procedimenti penali. Più di 100 prigionieri politici sono dietro le sbarre. La risposta delle autorità alla forma più pacifica di protesta (come ad esempio uno sciopero) è quella di mettere i lavoratori dietro le sbarre. Il divieto di scioperare, i licenziamenti, la repressione e il fallimento delle autorità Bielorusse nel mantenere le loro promesse hanno fatto di Soligorsk – la città dei minatori e dei lavoratori – la base perfetta per le azioni dirette degli anarchici. Le loro azioni miravano a sostenere i lavoratori e ad esprimere solidarietà con le loro richieste.

Chiediamo ai compagni anarchici di evitare criticismi inutili, basandosi solo sugli estratti e i frammenti degli interrogatori, pubblicati fino ad ora dalle forze dell’ordine. Con il tempo si farà chiarezza e dichiariamo fin da ora, con piena responsabilità, che i nuovi fatti sui nostri compagni saranno presto resi pubblici.

Esprimiamo il nostro pieno sostegno agli anarchici imprigionati e a tutto il popolo bielorusso che si è ribellato alla dittatura e alla violenza della polizia, e chiediamo di lottare per il rilascio immediato di Ihar Alinevich, Dzmitry Dubouski, Dzmitry Rezanovich e Sergey Romanov, nonché di tutti i prigionieri politici in Bielorussia. Chiediamo a tutte le persone che non rimangono indifferenti di diffondere queste informazioni, organizzare azioni di solidarietà e resistenza, qualsiasi tipo di pressione su tutte le strutture del regime di Lukashenko, sia in Bielorussia che all’estero. Ricordatevi che la miglior forma di supporto è continuare la lotta a cui i compagni arrestati hanno dedicato la loro vita.

Friends and comrades-in-arms

Anarchist collective “Pramen”
Mikola Dziadok, anarchist blogger
Effect Monro” Collective
Anarchist Black Cross Belarus
Black Wave” Collective
Autonomous Action
Federacja Anarchistyczna Śląsk
Lukáš Borl, anarchist and blogger
Volnaya Dumka” library
Boec anarchist” collective
Project “Antijob
Anarchist black cross / Czech

161 Crew Poland
Publishing cooperative «Напильник»
Collective “Make (A) Great Again”
Abc Greece
Anarchistyczny Czarny Krzyż Galicja (s. Kraków)
325 Collective
Газета “Атак”
“The Chronicle of Resistance”

Lettera aperta per i firmatari

pramen.io – open letter in support of Belarus anarchist revolutionaries

Traduzione a cura di: Inferno Urbano

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