Opuscolo scritti di solidarietà a Vince

VINCE LIBERO!

Lo scorso 8 agosto, dopo una latitanza durata oltre 7 anni, è stato arrestato in Francia il compagno anarchico Vincenzo Vecchi. In seguito alla condanna a 11 anni e mezzo per “devastazione e saccheggio” per i fatti del G8 di Genova, Vince era infatti diventato irreperibile per lo Stato.Una scelta ardua e coraggiosa, coerente con ciò che lui stesso dichiarò nell’aula di tribunale prima della sentenza: “…in quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente privi di significato”. Quindi, una volta condannato definitivamente, ha deciso di partire, di non farsi acciuffare dai tanti apparati polizieschi che lo Stato gli ha sguinzagliato dietro.Anni di clandestinità non devono essere stati facili, ma il modo in cui Vince ha affrontato la pena che lo Stato gli ha inflitto ci ha fatto sentire realmente complici con lui per la sua scelta. Purtroppo il lavoro di Digos, Ucigos e tante altre merde ha portato alla sua cattura ed ora è prigioniero nel carcere di Rennes, in attesa della richiesta di estradizione in Italia dove dovrebbe scontare la condanna per la rivolta di Genova.Spesso sentiamo scandire nei cortei “il nostro amore per la libertà è più forte di ogni autorità” ed è proprio questo amore che deve aver spinto alla scelta della latitanza. L’idea che ora il nostro compagno sia rinchiuso fra le quattro mura di un carcere ci colpisce al cuore, ma non ci abbatte; getta anzi benzina sul fuoco della lotta contro questo sistema.Durante questi sette anni la forza che la scelta radicale fatta da Vince ha dato alle lotte è stata fondamentale per alcuni e il fatto che lo Stato abbia faticato così tanto per riuscire a mettergli le catene rafforza l’immagine di un potere non sempre invincibile. La rabbia che percorre le nostre vene ètanta, ma questa rabbia non potrà che scatenarsi contro il potere e i suoi apparati, con sempre più vigore.Quelle di Genova sono state giornate di lotta, di guerra al capitalismo, di rivolta contro l’esistente. Non possiamo quindi che riportare le parole dette da Vince nelle aule di tribunale: “Mi sono sempre assunto la piena responsabilità e le eventuali conseguenze delle mie azioni, compresa la mia presenza nella giornata di mobilitazione contro il G8 del 20 luglio 2001, anzi sono onorato di aver partecipato da uomo libero ad un’azione radicale collettiva, senza nessuna struttura egemone al di sopra di me.”Vogliamo esprimere massima solidarietà a Vince, con la voglia di rivederlo al più presto al nostro fianco nella lotta per l’abbattimento di questo sistema.

VINCE LIBERO! JUAN LIBERO! MORTE ALLO STATO! PER L’ANARCHIA!

Centro di documentazione anarchico “L’arrotino” di Lecco

Riportiamo qui di seguito la dichiarazione letta in aula da Vince durante il processo per i fatti di Genova 2001.

DEVASTATORE E SACCHEGGIATORE È LO STATO

Innanzitutto vorrei fare una breve premessa: in quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente prividi significato. La decisione di voler dibattere in un processo di “azionicriminose” che si vogliono imputare a me e ad altre persone, e soprattutto l’esprimere qui le idee che caratterizzano il mio modo di essere e di percepire le cose, potrebbe essere oggetto di valutazioni sbagliate: è necessario quindi precisare da parte mia che lo spirito con cui rilascio questa dichiarazione, dopo anni di spettacolarizzazione mediatica dei fatti di cui si dibatte qui dentro, è quello in cui anche la voce di qualche imputato si faccia sentire. Con questo breve intervento comunque non cerco né scappatoie né giustificazioni: per me sarebbe assurdo anche il fatto che la corte decida che sia legittimo rivoltarsi nonspetta ad essa. Rileggere dei fatti accaduti sotto una certa ottica, con uncerto tipo di linguaggio (quelli della burocrazia dei tribunali perintenderci) non equivale solo a considerarli parzialmente, ma significa distorcerne la portata, la loro collocazione storica, sociale e politica, significa stravolgerli completamente da tutto il contesto in cui si sono verificati Quello che mi si contesta in questo processo, il reato di devastazione e saccheggio, implica secondo il linguaggio del codice penale che “una pluralità di persone si impossessa indiscriminatamente di una quantità considerevole di oggetti per portare la devastazione”: per questo tipo di reati si chiedono condanne molto alte, e questo nonostante non si tratti di azioni particolarmente odiose o criminiefferati. Mi sono sempre assunto la piena responsabilità e le eventuali conseguenze delle mie azioni, compresa la mia presenza nella giornata di mobilitazione contro il g8 del 20 luglio 2001, anzi sono onorato di aver partecipato da uomo libero ad un’azione radicale collettiva, senza nessuna struttura egemone al di sopra di me. E non ero solo, con me c’erano centinaia di migliaia di persone, ognuno che con i propri poverimezzi, si è adoperato per opporsi a un ordinamento mondiale basato sull’ economia capitalista, che oggi si definisce neoliberista…la famigerata globalizzazione economica, che si erge sulla fame di miliardi di persone, avvelena il pianeta, spinge le masse all’ esilio per poi deportarle ed incarcerarle, inventa guerre, massacra intere popolazioni: questo è ciò che definisco devastazione e saccheggio. Con quell’enorme esperimento a cielo aperto fatto su Genova (nei mesi precedenti e nelle giornate in cui si tenne quella kermesse di devastatori e saccheggiatori di livello planetario) che qualche ritardatario si ostina ancora a chiamare gestione della piazza, è stato posto uno spartiacque temporale: da Genova in poi niente più sarebbe stato come prima, né nelle piazze né tanto meno nei processi a seguito di eventuali disordini. Si apre la strada con sentenze di questo tipo ad un modus operandi che diventerà prassi naturale in casi simili, cioè colpire nel mucchio dei manifestanti per intimorire chiunque si azzardi a partecipare cortei, marce, dimostrazioni… non credo sia fuori luogo parlare di misure preventive di terrorismo psicologico. Non starò qui a dibattere invece sul concetto diviolenza, su chi la perpetra e su chi da essa si deve difendere e via dicendo: questo non per assumere atteggiamenti ambigui riguardo l’ utilizzo o meno di certi mezzi nella lotta di classe, ma perché reputo questa sede non adatta per affrontare un dibattito che è patrimonio delmovimento antagonista al quale appartengo. Due parole in merito al processo alle forze di polizia. Si prova con il processo alle cosiddette forze dell’ordine a dare un senso di equità…i pubblici ministeri hanno voluto paragonare ad una guerra fra bande le violenze tra polizia e manifestanti: senza troppi giri di parole dico solo che io non mi sognerei mai di infierire vigliaccamente su persone ammanettate, inginocchiate, denudate, o in palese atteggiamento inoffensivo col preciso intento di umiliare nel corpo e nella mente… Sono ormai abituato a sentirmi paragonare a provocatore, infiltrato ecc ed è dura, ma essere paragonato ad un torturatore in divisa no… questa affermazione è a dir poco rivoltante! È degna di chi l’ha formulata. E poi allestire un processo a poliziotti e carabinieri, giusto per ricordare che siamo in democrazia significa ridurre il tutto ad un pugno di svitati violenti da una parte, e dall’altra a casi di eccessivo zelo nell’applicazione del codice. Questo, oltre ad essere sinonimo di miseria intellettuale, indica la debolezza delle ragioni per cui sprecarsi al fine di preservare l’attuale ordinamento sociale. Dal mio punto di vista processare la polizia parallelamente ai manifestanti significa investire le cosiddette forze dell’ordine di un ruolo troppo importante nella vicenda; significa togliere importanza ai gesti compiuti dalla gente che è scesa in strada per esprimere ciò che pensa di questa società, relegando tutti quanti nel proprio ruolo storico di vittime di un potere onnipotente. Carlo Giuliani, così come tanti altrimiei compagni, ha perso la vita per aver espresso tutto ciò col coraggio e con la dignità che contraddistingue da sempre i non sottomessi a questo stato di cose e finché i rapporti tra le persone saranno regolati da organi esterni rappresentanti di una stretta minoranza sociale, non sarà l’ultimo. E siccome sono disilluso ed attribuisco il giusto significato al termine democrazia, l’idea che un rappresentante dell’ordine costituito venga processato per aver compiuto il proprio dovere mi fa sinceramente sorridere. Lo stato processa lo stato direbbe qualcuno a ragione. Sicuramente ci saranno delle condanne e non le vivrò di certo come segnale di indulgenza o di accanimento nei nostri confronti da parte della corte. Esse andranno valutate, in qualsiasi caso, come un attacco a tutti coloro che in un modo o nell’altro avranno sempre da mettere in gioco la propria esistenza al fine di stravolgere l’esistente nel migliore dei modi possibile. Lettera di Vince dal carcere di Rennes 30 agosto 2019 Ciao, questa è una lettera aperta… Mi chiamo Vincenzo Vecchi, dal 2012 sono ricercato in Italia a causa di una condanna del tribunale di Genova e di Milano, l’una del 2006 e l’altra del 2001, sotto due mandati di arresto europeo. Mi hanno arrestato i poliziotti della squadra speciale ed è stato il loro capitano che mi ha detto di essere piuttosto soddisfatto di questa operazione tra gli organi di polizia di due paesi europei. Struttura di cui, ha detto ilcapitano, la collaborazione è evidentemente sempre più rodata. “E’ l’Interpol che finanzia…” mi ha detto lui in tono confidenziale… capitano io non credo che ci sia nulla di nuovo in questo…conosco bene com’è la collaborazione nelle “operazioni di polizia” ed è proprio per questo che non voglio essere consegnato [ndr all’Italia].

“La Francia è meglio dell’Italia?” … giusto per fare un po’ di chiarezza, a me non interessa esprimere una preferenza tra le prigioni di un paese e di un altro, d’altronde ho già espresso il mio punto di vista sulle prigioni (e sui paesi che ne sono lo specchio, come diceva giustamente qualcuno) più o meno democratiche, a grandi linee è questa la ragione per cui ho già fatto della prigione. Cooperano tra di loro su degli argomenti come la “regolamentazione”, l’accoglienza, la circolazione degli individui sul suolo europeo (argomento che mi tocca in prima persona), sono in grado di partorire degli accordi mostruosi come “Frontex”… danno delle direttive che come risultato fanno aggiungere ogni giorno alle cifre già macabre altri barconi affondati con il loro “carico di poveri”. Se si vuole restare con i piedi per terra, non sono l’esito di questa cooperazione, le operazioni alle frontiere della Libia o della Tunisia dove, manu militari, si respingono quei poveri a casa loro (concentrandoli di passaggio in campi)? Io questa la chiamo guerra. Ecco dunque perché non voglio essere consegnato, è per questo che non voglio ritrovarmi a essere il risultato di una buona (co)operazione di polizia portata avanti da due stati alleati in tempi di guerra… anche se ho ancora possibilità, dato che ho ancora i piedi asciutti… avrei voluto dire tutto ciò al capitano, avrei voluto dirgli che io sono contro questa guerra… ma era troppo impegnato a farsi selfie su selfie con i colleghi della squadra speciale… e la porta della prigione si è aperta davanti a noi…(tradotta dal francese) AL G8C’ERAVAMO TUTTIChi di noi ha partecipato alle iniziative contro il G8 di Genova, prima, durante, dopo di esso, in solidarietà con i compagni e le compagne arrestati/e e condannati/e ad un gran numero di anni di carcere, si è sentito stringere ancora una volta lo stomaco dopo l’arresto di Vincenzo Vecchi, compagno anarchico latitante in Francia da 7 anni a causa della condanna ad 11 anni e mezzo di carcere per i reati di devastazione e saccheggio. Questo arresto, avvenuto in Francia dove Vincenzo vive e lavora e dove,adesso, è in carcere, è stato reso possibile dalla peculiarità degli organidella repressione nonché dalla loro tracotanza nello spiare i legami sentimentali di ognuno di noi. Noi che, come Vincenzo, siamo onorati di aver partecipato da donne e uomini liberi a un’azione radicale collettiva, senza nessuna struttura egemone al di sopra di noi e con noi centinaia di migliaia di persone a fianco (dalla dichiarazione letta daVincenzo durante il processo). Altri, più giovani, ad una ventina di anni e qualche migliaia di chilometri di distanza, hanno evidentemente raccolto i frutti di quella semina, come di altre. Grande mobilitazione, in Francia, contro l’arresto di Vincenzo e la sua estradizione, sia davanti al tribunale, durante l’udienza, che altrove. Per ora la richiesta di estradizione fatta dall’Italia non è stata eseguita. Perfino i giudici francesi hanno perplessità per come si sono svolti i processi agli arrestati per quel G8, processi che hanno visto una decina di persone pagare per tutte (mentre, ovviamente, i funzionari di polizia responsabili delle torture sono stati promossi). Vincenzo aveva visto giusto. Disse, tra l’altro, in aula: ”Conquell’enormeesperimento a cielo aperto fatto su Genova (nel 2001) è stato posto uno spartiacque temporale: niente più sarebbe stato come prima, né nelle piazze né tanto meno nei processi a seguito di eventuali disordini. Si apre la strada a unmodus operandi che diventerà prassi naturale in casi simili, cioè colpire nel mucchio dei manifestanti per intimorire chiunque si azzardi a partecipare a cortei, marce, dimostrazioni.”. E dal DASPO per i tifosi a quello urbano per tutti i poveri, dal Decreto Minniti a quello sicurezza bis – forti del sostegno di stampa e tv asservite, nonché del controllo tecnologico e della condizione di schiavitù sul lavoro per facchini, rider, operatori di call center e nere schiene, piegate e senza nome, a raccogliere frutta e verdura –i governi che si sono succeduti hanno, di fatto, azzerato ogni possibilità di manifestazione, picchetto, presidio: si può essere condannati fino a 12anni carcere. Le aggravanti di associazione sovversiva e finalità di terrorismo vengono adesso indicate per ogni arresto compiuto fra gli appartenenti ai movimenti rivoluzionari, detenuti da subito nei braccetti di alta sorveglianza o in regime di carcere duro. All’ inasprimento di questi ultimi anni si è giunti dopo gli arresti e le condanne definitive, sino a 12 anni, per il G8 di Genova. I condannati sono ancora sottoposti a misure restrittive della libertà. Ricordiamo che gli ultimi arrestati (e ancora in attesa di giudizio) nelle operazioni che hanno visto lo sgombero dell’Asilo di Torino, piuttosto che in Trentino o nella cosiddetta “Prometeo”, come i compagni e le compagne già condannati in via definitiva in altre “operazioni”, sono detenuti in Alta Sorveglianza 2 oppure in carceri a regime di 41bis con l’applicazione di sado-democratiche misure quali l’isolamento, l’impossibilità di ricevere libri, i processi in video conferenza ed altro. Solidarietà incondizionata a tutte e tutti gli arrestati.

CHI DEVASTA E SACCHEGGIA SONO LO STATO E IL CAPITALE

Nelle giornate del 14 e 25 settembre in più città ci saranno iniziative per la liberazione di Vincenzo

Spazio di Documentazione “IlGrimaldello”, via della Maddalena, 81

Per scrivere a Vince: Centre pénitentiaire de Rennes-Vezin Vincenzo Vecchi n. 14944 7 Rue du Petit Pré CS 14605 35747 Vezin-le-Coquet France (Francia)

Stampato il 12\09\19 dal centro di documentazione anarchico “l’Arrotino”

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